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Davide Cassani, campione di ciclismo ATLETA |
Com'è nato il tuo interesse per il ciclismo? E quando hai capito che sarebbe stato il tuo sport? Già da piccolo la bicicletta era una passione: dicevo sempre che da grande avrei fatto il corridore. Nel 1968 mio padre mi portò a Imola per i Mondiali vinti quell'anno da Vittorio Adorni: si trattava del Campionato del mondo su strada. Da allora il ciclismo è entrato nella mia vita e, anni dopo, nel 1979, ho capito che avrei cominciato a correre in modo professionale.
Quali sono stati i tuoi successi più importanti? Quelli più prestigiosi sono stati: due tappe al Giro d’Italia, la Milano-Torino, tre volte il Giro dell’Emilia, il Giro di Romagna, due Coppe Agostoni, la Coppa Bernocchi, la Coppa Sabatini, il Gran Premio Città di Camaiore, il Giro del Mediterraneo e il Giro di Calabria.
Per raggiungere buoni risultati in questo sport, quanto contano l’alimentazione, lo stile di vita e l’allenamento? Un’alimentazione equilibrata e un sano stile di vita sono fondamentali per il raggiungimento di buoni risultati. All'inizio non ero un prodigio, ma grazie alla tenacia, alla forza di volontà in fase di allenamento, all'attenzione che prestavo nelle mie scelte alimentari e a un corretto stile di vita sono riuscito a ottenere ottimi risultati. Nella vita di tutti i giorni scelgo alimenti sani, variando molto e privilegiando in modo particolare frutta e verdura. Sono però anche molto goloso e non mi faccio mai mancare una coppa di gelato; cerco quindi di limitare, ma mai di escludere, tutto ciò che è meno salutare.
Da qualche anno hai aperto una scuola di ciclismo, e ti dedichi in particolare ai ragazzi. Perché hai scelto questa strada? Credo che oggi ci sia bisogno di dare ai ragazzi qualcosa in cui credere e per cui impegnarsi. Il ciclismo è uno sport povero e faticoso, umile e generoso, che unisce persino le tifoserie. In questo ambiente non c’è mai un tifo contro, ma un incoraggiamento continuo ad andare avanti per arrivare alla fine di una salita, alla meta finale, rivolgendosi sempre al primo come all’ultimo corridore. È uno sport dove prevalgono rispetto, onestà e generosità. Inoltre per me è una vera soddisfazione e un privilegio essere un punto di riferimento importante per tanti ragazzi che sognano il ciclismo nel loro futuro.
Che consiglio vorresti dare ai giovani che voglio affrontare questo sport? In realtà preferirei consigliare i genitori, spesso pieni di aspettative elevatissime e troppo esigenti con i propri figli. Il modo migliore per i ragazzi di approcciarsi a uno sport è il divertimento. Con gli anni e la pratica il gioco potrà magari evolversi nell'agonismo, oppure semplicemente rimanere un modo sano e divertente di trascorrere il proprio tempo libero. Nella mia esperienza con i ragazzi, durante i corsi che organizzo, difficilmente mi capita di dare loro consigli in modo esplicito. Credo piuttosto nella qualità del tempo che passo con loro; pedalando, giocando, parlando e soprattutto ascoltandoli. Il mio obiettivo è quello di trasmettere loro, anche attraverso l'esempio, la passione per questo sport e per i valori di cui è portatore.
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